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Blog personale di Giorgio Russo

Blues Rock psichedelico ’60s

La Top 5 di questa settimana è incentrata sul Blues-Rock psichedelico degli anni ’60. E’ in questa playlist troviamo ben due pezzi dei Cream, un brano dei Velvet Underground, uno degli Steppenwolf ed infine uno di Donovan.  Ci sarebbero tantissimi pezzi che meriterebbero di rientrare in questa posizione, ma ho deciso così. E la mia lista o no ?

Strange Brew discende da un vecchio blues inciso per la prima volta da Buddy Moss nel 1934, Hey Lawdy Mama, ed è la traccia che apre Disraeli Gears, il secondo album dei Cream del 1967 che sarà ricordato anche per la copertina ultra-psichedelica. Per onor di cronaca i Cream (Eric Clapton, Ginger Baker, Jack Bruce), registrarono questo loro disco negli Atlantic Studios di Manhattan.

Strange Brew significa “strano intruglio”, e narra la relazione con qualcosa, una donna oppure una droga da evitare perchè tossica e distruttiva. E’ un pezzo bellissimo che mi trasporta immediatamente alla cultura hyppie ed allo psych Rock anni ’60, rielaborato dalle loro conoscenze di Rock British, che è diventato una vera icona per quello strato di sottocultura dei cosiddetti “figli dei fiori”. Inutile dire che Strange Brew è uno dei pezzi in assoluto che apprezzo di più ed apre degnamente questa mia prima chart.

Il testo della successiva White Room tratta dall’album Wheels of Fire fu composto dal poeta beat Pete Brown che partendo da un monologo sul suo nuovo appartamento metaforicamente allude alla sua solitudine per un amore giunto oramai al capolinea. Si parla infatti più avanti per questo di  “stazione ferroviaria”, ma anche della disponibilità di lui ad aspettarla riferendosi a “quando il treno ritorna”…

La canzone, musicalmente sviluppata da Jack Bruce, ebbe un grande successo tra il pubblico ma venne stroncata da “Rolling Stone” tanto da concorrere pare allo scioglimento della Band. In questa canzone Eric Clapton fa uso del pedale “wha wha” e si produce in un assolo che la rivista Guitar World ha considerato secondo soltanto a quello di Jimi Hendrix in “Vodoo Child”.

“Venus in Furs” è un brano del gruppo rock d’avanguardia The Velvet Underground scritto da Lou Reed  e trae ispirazione dal romanzo Venere in Pelliccia scritto da Von Masoch. Il testo allude al sadomasochismo, al bondage e alla dominazione sessuale per la prima volta raccontato in un brano di musica rock. Lou Reed come spettatore incita l’azione tra i due amanti, identificandosi prima nella dominatrice e poi nello schiavo. L’ossessività della cadenza musicale ne esalta il clima morboso e perverso.

The pusher” degli Steppenwolf è una canzone che parla di uno spacciatore di droga. È una delle prime canzoni a trattare con la dura realtà dell’uso di droghe in quel periodo e condanna “lo spacciatore” come un criminale senza cuore che cerca solo i tuoi soldi. Fu scritta da Hoyt Axton dopo che uno dei suoi amici morì per overdose. Il suo riff ipnotico e cadenzato è, insieme a “Born to be wild” degli stessi Steppenwolf, anche una delle colonne sonore portanti di “Easy Rider”, film cult divenuto il punto di riferimento della controcultura degli anni ’60.

Infine “Season of the Witch” di Donovan “Season of the Witch” è stata registrata a Hollywood, in California, dove fu registrata la maggior parte di Sunshine Superman, il terzo album di Donovan. Alla ricerca di un “suono rock-combo” per la canzone scelsero alcuni musicisti dai club local ed in particolare Lenny Maitlin alle tastiere, Don Brown alla chitarra elettrica solista, Bobby Ray al basso e “Fast” Eddie Hoh alla batteria, mentre Donovan ha suonato la seconda parte di chitarra, come ha spiegato nella sua autobiografia: “Ho suonato una chitarra elettrica Fender Telecaster bianca in “Witch”, abbassando lo schema degli accordi, lamentando un ritornello agghiacciante. Una settima maggiore con un sol aperto, a D 9 con un basso in sol bemolle (accordo di Bert Jansch). Il riff è puro feeling.“. Il che spiega tutto.